Criptovalute e donne: binomio (im) possibile?

Scritto da Anna Panzali – Avvocata (per saperne di più clicca qui)

Hey non arrabbiarti subito! Ovvio che possiamo fare tutto, anche in campo finanziario!

Ho scelto questo titolo provocatoriamente per sottolineare che noi donne spesso in questi campi un po’ spinosi non vogliamo lanciarci.

Ma le cose stanno cambiando, o meglio, le cose non stanno esattamente così come sembrano: basti pensare che il famoso Satoshi Nakamoto, inventore giapponese dei Bitcoin ha potuto sviluppare la sua invenzione anche grazie all’applicazione di un sistema che permetteva di prevenire attacchi spam, impedendo ai ‘pirati’ del web di inviare una massiccia mole di messaggi agli utenti ordinari, inventato da una donna, la Dott.ssa Cynthia Dwork (all’epoca 34nne di punta della IBM).

È meglio conosciuta come colei che ha sviluppato una tecnica statistica – la privacy differenziale – che permette di minimizzare i rischi per la privacy di un individuo i cui dati sono raccolti in un database, aiutando a nascondere l’identità di chi ha generato i dati. Ma il lavoro svolto da Dwork nel ‘92 rimane una pietra miliare non solo nel suo percorso lavorativo, ma nella storia del Bitcoin. Anche se non se ne parla quasi mai!

Si sente parlare di Bitcoin e di criptovalute principalmente da uomini: gli youtuber specializzati nel settore sono quasi tutti maschi.

Però ormai in Italia si stanno facendo strada anche alcune preparatissime donne divulgatrici che cercano proprio di coinvolgere una platea femminile: ad esempio Saveria Spezzano, fondatrice di Women Of Crypto, che ogni settimana spiega nel dettaglio i concetti base della finanza digitale e i progetti più interessanti al suo interno; oppure  Caterina Ferrara, fondatrice della community al femminile Blockchain Ladies, la quale ritiene che la finanza digitale sarà una fonte di opportunità per tutte le donne, sarà uno strumento di empowerment femminile.

Dando uno sguardo oltreoceano, a detta del New York Life Investment Management, gli Stati Uniti sono un Paese dove le donne detengono e controllano il 51% della ricchezza privata e si avvicinano sempre meno ad un consulente finanziario, vogliono essere più competenti e padroneggiare le proprie scelte finanziarie e si sentono sempre meno finanziariamente insicure. 

Le donne che fanno trading, su criptovalute e non, sembrano avere un profilo più prudente e sono meno impulsive rispetto ai colleghi uomini. Tendono ad investire meno, o meglio sembrano destinare al training solo il budget che ritengono di potersi permettere di perdere, mostrandosi ben consapevoli della rischiosità del settore.

Solitamente, inoltre (secondo un recente studio di eToro – società multinazionale di social trading e brokeraggio multi asset) le donne sono investitrici di lungo periodo, quindi poco interessate a guardare gli alti e bassi delle azioni a livello giornaliero per cogliere il momento migliore per vendere.

Secondo un nuovo sondaggio condotto dall’exchange di criptovalute Gemini su 3.000 adulti statunitensi, le investitrici donne di criptovalute sono circa il 26% degli attuali possessori di cripto monete negli Stati Uniti. La loro età sembra essere compresa tra 18 e 65 anni con 40.000 dollari o più di reddito familiare.

Per quanto riguarda i potenziali investitori in criptovalute, o meglio i curiosi del Bitcoin e delle monete virtuali, le donne battono gli uomini, rappresentando il 53% di coloro che si dichiarano interessati a entrare nel mercato delle criptovalute nel prossimo futuro. In questo caso l’età scende sotto i 35 anni nel 25%, o sale sopra i 55 anni, per un altro quarto del campione.

Proprio negli Stati Uniti è sorto un progetto interamente dedicato alle donne chiamato SheFi, ossia un corso che insegna loro a utilizzare la DeFi (Decentralized Finance) finanza decentralizzata: è l’organizzazione di servizi, simili a quelli bancari, su infrastrutture che presuppongono l’assenza di gerarchie, come la blockchain o che siano comunque meno centralizzate rispetto al sistema bancario. 

SheFi è un’iniziativa educativa che sarà anche un mezzo per donare fondi a organizzazioni no profit che educano le donne ai programmi STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica).  

Gli obiettivi del progetto Shefi:

  • Coinvolgere le donne nell’utilizzo dei protocolli di finanza decentralizzati
  • Educare le donne a progetti e strumenti finanziari decentralizzati
  • Sperimentare diversi protocolli e progetti finanziari decentralizzati.
  • Sostenere organizzazioni no profit, che si concentrano sull’educazione delle donne ai programmi STEM (Science, Technology, Engineering, Math)
  • Creare una comunità internazionale al femminile in grado di promuovere l’adozione del DeFi tra le donne a livello globale.

Non dimentichiamo poi il progetto della fondazione non-profit Praekelt. Quest’ultima, infatti, ha integrato nella sua app di messaggistica Vumi la criptovaluta Stellar Lumens, per aiutare le giovani donne dell’Africa sub-sahariana a mettere denaro da parte.

Se sei lì sul trampolino e aspetti l’ispirazione per farti un tuffo nelle criptovalute spero che con questo articolo sia riuscita a capire che non è “una cosa da uomini” ma che anche noi donne dobbiamo farci spazio in questo scenario che diventerà la norma fra non tanti anni.

Ti lascio con un pezzo di Caterina Ferrara che spero sia un’ultima spinta per un meraviglioso tuffo carpiato

Le donne per liberarsi hanno bisogno di maggiore consapevolezza, nelle potenzialità che hanno, nelle mete che possono raggiungere, anche le vette. Perché questo accada devono abbandonare ogni forma di pigrizia e capire che ancora non siamo in epoca di eguaglianza e che questa è una lotta, una lotta di potere. Raggiungere quelle vette richiede sacrificio, non è ammessa alcuna forma di pigrizia mentale, né di paura nell’andarsi a prendere ciò che vogliamo, che ci appartiene e che ci spetta (se ne siamo all’altezza).

Le donne che si sono strette intorno alla blockchain stanno facendo esattamente questo: si stanno prendendo la rivincita. Il loro riscatto è lavorare in ambienti predominati da uomini e avanzare a testa alta anche quando la maggior parte di questi tenta di riportarle giù da quelle vette.

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