Come togliere il pannolino: i consigli della pedagogista

Scritto da Sara Caddeo – Pedagogista

Estate: caldo, mare, relax…

L’estate è la stagione in cui ci si può finalmente rilassare, staccare il cervello dai doveri dell’anno e prendersi qualche giorno per se stessi e per i propri cari. 

Sì, tutto bello e idilliaco finché tuo figlio non arriva ai fatidici 2 ANNI! 

I terribili 2 anni sono il periodo di maggiore crescita del bambino, in cui si stabilizzano le capacità apprese, come camminare ed esprimersi con le parole (che aumenteranno a dismisura), ma soprattutto è il momento dello SPANNOLINAMENTO!

Non credo esista questa parola, potremo fare una raccolta firme e mandarla all’accademia della Crusca (del resto, dopo petaloso…) ma, insomma, mi hai sicuramente capita.

Togliere il pannolino è un momento critico e, come per tutte le cose della vita, non esistono delle vere e proprie regole, ma delle semplici linee guida che poi ogni genitore potrà sentirsi libero di seguire o meno.

Prima di tutto non è sempre vero che l’età adatta siano i 2 anni, infatti dipende dal bambino; esiste addirittura una differenza in base al sesso biologico: 2 anni per le femminucce e 3 anni per i maschietti, ma mi sento di ribadire l’importanza dell’individualità. 

Ogni persona vive le situazioni in modo diverso, con i propri tempi e le proprie sensazioni. Arriverà il momento in cui il bambino inizierà a sentire quando la sua vescica è piena e allora riconoscerà lo stimolo e capirà che è possibile controllare e trattenere i bisogni.

Ma perché si usa agire nel periodo estivo?

Due semplici motivi: il caldo e il tempo a disposizione.

Il caldo fa sì che il bambino indossi meno abiti (addirittura potrebbe stare solo in mutandine) e che non ci siano troppi disagi nel momento in cui si bagnerà (perché succederà… spesso!);

Il tempo a disposizione sarà maggiore proprio perché l’estate è la stagione in cui, solitamente, si prendono le ferie e quindi si potrà passare più tempo con i propri figli e affrontare questo delicato momento insieme.

Ma bando alle ciance e vediamo, insieme, alcuni piccoli consigli:

Stabilire una routine

Sarebbe opportuno scegliere dei momenti specifici durate la giornata per andare sul vasino, in modo da creare una routine che, si sa, ai bambini provoca una forte sicurezza e tranquillità. L’ideale sarebbe farlo sedere appena sveglio, dopo i pasti e prima di uscire di casa. 

Non mettere fretta

Anche se il bambino sente lo stimolo, non è detto che la pipì (o la popò) esca subito e tutta in una volta. Bisogna dare modo che possa concentrarsi e rilassarsi e soprattutto non rischiare che diventi un momento di ansia e stress che potrebbe portare a una regressione o a un rifiuto. 

Creare un ambiente adeguato

Come abbiamo visto, questo momento topico ha bisogno dei suoi tempi, perciò il mio consiglio è quello di creare un ambiente sereno e stimolante. Si potrebbe portare un bel libro che il nostro piccolo potrà sfogliare in attesa di compiere l’ardua missione, oppure un giocattolo o un pupazzo (ma ti prego, niente dispositivi elettronici!). Questi oggetti hanno lo scopo di rendere più leggero il tempo passato seduti e, proponendoglieli sempre solo nel momento del vasino, possono avere anche una funzione di associazione al momento pipì/popò e qui ritorniamo al discorso routine e serenità psicologica.

Complimentarsi

Ebbene sì, nella vita potrai dire di aver fatto i complimenti a qualcuno per aver fatto un po’ di … ehm insomma, dire a tuo figlio quanto sia stato bravo porterà a una gratificazione che lo indurrà a ripetere l’atto. 

Non sgridare se si bagna le mutandine

Può succede che il fanciullo si faccia la pipì addosso anche quando “ormai erano giorni che non la faceva”. La muscolatura della vescica si sta rafforzando, il bambino sa che non deve farla nelle mutande eppure può capitare, che sia per un momento di stanchezza, di distrazione, di stress o quant’altro, l’importante è non fargliene una colpa. Probabilmente sarà lui/lei stesso/a a sentirsi in colpa o umiliato e aspettati anche un bel piantino disperato, a te il compito di rasserenare la situazione e sottolineare il concetto che “può capitare”.

Andare per fasi

Spesso si sceglie di togliere il pannolino gradualmente; si inizia col toglierlo solo nelle ore di veglia e di mantenerlo nel momento del sonno. Le prime avvisaglie della conquista del controllo sfinterico sono proprio nel momento in cui il pannolino è asciutto dopo una lunga dormita. Una volta notata questa novità (che deve però ripetersi più volte) si capisce che è giunto il momento di iniziare questa nuova impresa di autonomia, ma è sempre meglio iniziarla quando il bambino è sveglio e cosciente per poi estenderla nei momenti di sonno. 

Non tutto insieme

Alcuni genitori scelgono di togliere sia il pannolino che il ciuccio nello stesso periodo, in modo da mandarlo alla scuola dell’infanzia libero da tutto. Ebbene, potrebbe non essere la scelta migliore. Ricordiamoci che si tratta di momenti cruciali per la vita di un infante, che potrebbero essere anche traumatici se vissuti in maniera negativa. Togliere il ciuccio, togliere il pannolino: parliamo in entrambi i casi di privazioni, di cambiamenti di abitudine che comportano una grande confusione nel mondo, fino a quel momento, conosciuto. 

Ora sta a voi!

Buona estate a tutti!

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