Raffaella Carrà

La nostra scelta di oggi per il nostro spazio “Women to follow” (leggi di più) è ricaduta proprio su Raffaella Carrà (Bologna 18.06.1943 / Roma 05.07.2021) per precise e ponderate motivazioni.

Intanto, pensiamo che sia stata al centro dei sabati e delle domeniche di moltissime di noi durante la nostra infanzia e adolescenza, e già questo è un buon motivo! 

Ma il motivo più importante, che poi è anche il motivo per cui molta stampa estera (al contrario di quella italiana) si è più volte occupata di lei, è che la nostra Raffaella è, o meglio, era una icona della liberazione sessuale (qualcuno aggiunge “POP”).

La Raffa Nazionale (così era soprannominata) è stata definita dal The Guardian (quotidiano britannico) “icona culturale che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso”.

Eppure non era una pornodiva … E allora perché viene indicata così?

Nel 1968, mentre nelle strade e nelle fabbriche ribolliva la contestazione e mentre nel nostro paese le donne faticavano a far valere i propri diritti, lei lanciava un nuovo stile di showgirl, scattante e moderna. 

Quando vedevo le Kessler, mi dicevo “Sì, questo modo di ballare qui, per carità, è la perfezione – gambe lunghissime, stile, classe – però bisognerebbe che fosse più spettinato!” Raffaella Carrà

Raffaella si esprimeva con tutto il corpo in libertà: scuoteva i capelli, agitava le braccia e le gambe ruotava il bacino. Una libertà del corpo ispirata ai movimenti del ’68, lo disse lei stessa: “dal ’68 la liberazione sessuale e della figura della donna le ho sentite molto dentro di me”

Ha sfidato l’Italia bigotta a suon di “l’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu” e a colpi di ombelico e caschetto biondo (pettinatura chiesta appositamente da lei perché voleva che i capelli fossero liberi di agitarsi per poi tornare velocemente e facilmente al loro posto). Ha vissuto da donna libera, ha cantato “com’è bello far l’amore da Trieste in giù”, ha affermato con certezza che “non c’è odio non c’è guerra quando a letto l’amore c’è”, ha inventato il Tuca Tuca, ballo assolutamente paritario in cui l’uomo e la donna esprimono lo stesso desiderio di toccarsi e la stessa sensualità ma in cui è, addirittura, la donna a prendere l’iniziativa: “l’ho inventato io!” è lei che propone quel ballo e lo insegna all’uomo, “Ti voglio!” è lei a rivelare candidamente e per prima la sua voglia.

Ha insegnato alle donne che prendere l’iniziativa in camera da letto non era sbagliato o sconveniente dal punto di vista femminile, «che va bene innamorarsi anche di un uomo gay e che non tutte le relazioni d’amore possono essere totalmente sane».

Il suo corpo era suo e la scoperta di una sessualità davvero libera è stata da esempio a milioni di donne, le stesse che magari non partecipavano ai cortei o ai picchetti ma guardavano la televisione, leggevano i rotocalchi e ascoltavano la radio e che in lei si identificavano perché era naturale e semplice.

È stata una leggenda perché ha faticato e lottato per vivere la vita a modo suo, ha subito ostracismo ma una volta che ce l’ha fatta ha usato la sua fama per rivendicare un ruolo della donna diverso da quello al quale era stata relegata per anni. La sua figura infatti non è mai stata quella di una soubrette, di una valletta, di una co-presentatrice (in situazione di subalternità rispetto al presentatore maschio). Lei ha presentato, ballato, cantato, scritto testi, coreografato come una prima donna, una leader!

E la straordinarietà del suo essere era determinata soprattutto dal fatto che gli uomini non la temevano (come invece hanno sempre temuto le femministe) perché compiva la liberazione sessuale femminile in modo semplice e familiare, da ragazza della porta accanto, era una rivoluzionaria garbata, una simpatica monella, dolce e ribelle.

Il nostro articolo “Women to follow” di oggi dunque, vuole essere un omaggio a lei e alla sua forza, all’esempio che ha dato a noi donne, alla lotta che ha combattuto anche per noi.

Ciao Raffaella!

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