Cosa vuol dire giocare?

Scritto da Sara Caddeo – Pedagogista

Capita spesso che il gioco venga considerato un semplice passatempo in cui i nostri bambini si cimentano per divertirsi e sfogare le loro infinite energie o anche quel momento in cui, con un semplice ‹‹su tesoro, vai a giocare!››, i genitori possano fermarsi un attimo e riprendere quelle energie che, superata una certa età, non sono più così infinite.

È vero che in un mondo in cui mamme e papà sono oberati da mille impegni, compresi quelli relativi ai propri figli (portarli a scuola, a fare sport, al doposcuola, agli scout, al corso di arte o filosofia o di pianoforte… e chi più ne ha più ne metta!), non risulta facile anche solo pensare di mettersi faccia a faccia con il proprio pargolo e decidere di giocare insieme o anche solo osservarlo – attenzione! Osservarlo, non guardarlo – mentre è impegnato in quella attività.

È importante dire che – perdona la mia ramanzina pedagogicail gioco è lo strumento principale per accompagnare il fanciullo nello sviluppo cognitivo, sociale, emozionale, comprese anche la capacità di linguaggio e di comunicazione. Si può affermare che sia il primo campo d’esperienza in cui l’individuo potrà affrontare i primi problemi della vita, i primi ostacoli ed avere occasione di gestirli attraverso l’uso del problem solving, della negoziazione e del compromesso, imparando anche le regole e l’importanza dell’interazione con il prossimo.

Il gioco è essenziale per la salute del bambino: ne diminuisce le ansie, le tensioni e lo incoraggia all’esplorazione del mondo e alla scoperta di ciò che lo circonda.

Insomma, come si dice: mica pizza e fichi!

L’infanzia è un momento cruciale nella vita di ognuno di noi, un periodo estremamente delicato che richiede una particolare cura e attenzione e il gioco è la massima espressione del fanciullo, fin dai primissimi mesi di vita ed è compito dell’adulto incoraggiare questa attività – e magari anche parteciparvi – direzionandola e dandogli uno scopo preciso, in modo che il bambino possa imparare divertendosi.

La bellezza del gioco sta proprio qui: il bambino mentre gioca e si diverte apprende tantissime cose, quasi non si accorge di tutte le capacità che sta sviluppando, capacità che serviranno sempre lungo tutto l’arco della vita!

Immagina un gruppetto di bambini di 5-6 anni che decidono di giocare assieme. Se li osservi bene, potrai vedere che ognuno di loro assumerà ruoli diversi in base al loro carattere e temperamento: ci sarà sicuramente il leader, quello timido, quello più aggressivo, quello permaloso… ci sarà quello che solitamente sta sulle sue, che parla poco, ma che un giorno decide che non gli va più bene e inizia a tirar fuori il carattere, magari diventando proprio lui/lei il nuovo leader del gruppo!

Ecco, attraverso il gioco i bambini si incontrano e si scontrano con altre personalità, sperimentando il proprio grado di competitività e di cooperazione.

L’anno scorso – e non solo – in piena pandemia, ci siamo ritrovati in una situazione atipica in cui non era possibile creare dei gruppi di coetanei e dire ai pargoli ‹‹su tesori, andate a giocare!››.

Cosa fare in situazioni come queste?

Non tutti siamo abituati a sederci per terra e lanciarci nel mondo della fantasia ma fortunatamente ci possono pensare i nostri piccoli a guidarci in un terreno che un tempo padroneggiavamo ad occhi chiusi.

Il consiglio che posso dare io è questo: osserva il tuo bambino, lasciati guidare dalla sua esperienza e cercate di trovare un punto d’incontro, insieme – infatti nessuno ti obbliga a buttarti in terra o giocare con le bambole, se non ti va.

La negoziazione è un punto fondamentale nel rapporto con il prossimo e per “prossimo” si intende anche il tuo piccolo di pochi mesi. Ricordiamoci sempre che davanti a noi abbiamo delle persone con cui possiamo confrontarci e attraverso il confronto si potrà trovare quell’attività che possa mettere a proprio agio sia noi che loro.

Grazie al gioco con tuo figlio potresti riscoprire il fanciullo che c’è in te, quella parte che spesso ci si dimentica di avere ma che è importante per ricordarci che la vita è anche spensieratezza, allegria e creatività.

Nelle giornate uggiose o troppo fredde (o di lockdown!), quando siete obbligati a stare chiusi in casa, ecco che un puzzle, un gioco di società, un foglio bianco e qualche colore, o semplicemente un buon libro, possono diventare un momento di condivisione, di gioia, di affetto in cui il tuo bambino potrà imparare, divertirsi, condividere, amare.

Quindi, tornando alla domanda iniziale: cosa vuol dire giocare?
Giocare vuol dire tantissime cose, ma soprattutto significa vivere!

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