Lezioni di felicità – Esercizi filosofici per il buon uso della vita

Scritto da Monica Biondi

Un piccolo libro curioso che consiglio molto di leggere.

Di solito diffido dei manuali che insegnano a essere felici, ma questo meta-saggio/meta-racconto che narra l’esperienza di una giovane filosofa che vive per sei settimane in base ai precetti di sei scuole filosofiche greche per superare il lutto causato da un abbandono, è davvero fresco e originale, scritto in modo ironico e leggero alla maniera di Italo Calvino.

La filosofia greca classica risulta viva e attuale, niente affatto noiosa come da ricordi scolastici e neppure didascalica. 

Il libro è di quelli che si leggono in un soffio ma i contenuti rimangono dentro di noi incuneati, tanto che può succedere che durante la giornata, all’improvviso, ci si scopra a riflettere sui sensi delle cose lette.

Le scuole filosofiche praticate, una settimana per ciascuna, sono: la Pitagorica, la Eleatica, la Scettica, la Stoica, la Epicurea, la Cinica. 

La Pitagorica è piena di regole, alcune astruse, come quella di “non sedersi sul moggio” che non si sa neppure bene cosa sia, ma altre sono indicazioni su cui riflettere, come quella di “non raccogliere ciò che cade” (in pratica non piangere sul latte versato) o di “non spezzare il pane” che nel linguaggio figurato potrebbe voler dire di non spezzare i legami e quindi considerare fondamentali, per la propria felicità, le relazioni sociali. Tale regola è ritenuta valida anche da Epicuro che, contrariamente alla vulgata comune, non è il filosofo della licenziosità ma della pacatezza e della moderazione ancora più degli Stoici, perché la felicità non si trova nei desideri indotti ma nel saper capire la propria vera natura; così dicevano anche i Cinici: “felice è colui che è libero da desideri smisurati”.

Il senso della misura è uno dei concetti trasversali alle sei scuole; degno di nota è anche il senso del tempo, proposto dagli Eleatici, un tempo fatto di tanti momenti, ognuno importante di per sé, ognuno istante di vita mai perduto, che spinge a vivere il momento contingente e non a proiettarsi sempre e solo verso il futuro come frecce contro il bersaglio.

Gli Scettici (e gli Epicurei) sono i miei pensatori preferiti perché  propongono di dubitare sempre di tutto, anche delle proprie sensazioni, e questo può sollecitare a essere meno rigidi nei rapporti con il mondo  (perfetto per me!).

L’importanza della disciplina interiore dei Pitagorici, del vivere ogni istante temporale degli Eleatici, del dubitare di tutto (in primo luogo delle proprie sensazioni) degli Scettici, la pazienza e la moderazione degli Stoici e dei Cinici, la libertà dalle passioni degli Epicurei, possono essere cammini da percorrere per poter vivere bene.

Ma questi sono solo alcuni spunti di riflessione, ognuno nel testo può cercare e trovare strade e intrecci inaspettati, verso una conoscenza migliore di sé e un migliore approccio verso il  Mondo.

Può trovarvi un paio di occhiali per vedere i fatti con una prospettiva diversa, perché eventi nefasti possono succedere a tutti, ciò che cambia è come si è capaci di viverli (come dice un mio caro amico anche lui po’ filosofo…).

Parafrasando Lev Tolstoj ognuno è felice a modo suo ma si può imparare ad affrontare la vita con strumenti utili per il proprio benessere e questo piccolo, prezioso saggio, può essere un espediente formidabile.

Come dice Aristotele – se c’è una soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è una soluzione perché ti preoccupi?-

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