Mamme e lavoro

Scritto da Anna Panzali – Avvocata (per saperne di più clicca qui)

Ebbene sì, a molte è capitato (e sicuramente è capitato anche a te) di pensare a come far convivere una gravidanza con il proprio desiderio di carriera.

Sì è vero, la donna dovrebbe fare un figlio quando nel profondo del suo cuore è arrivato il momento (che non per tutte arriva) in cui nasce un desiderio fortissimo di maternità, fregandosene di tutto e tutti  e realizzando il suo sogno a prescindere da lavoro, situazione economica, etc …

Questo accade nel mondo dei balocchi perché, invece, la realtà è un’altra: la donna è costretta a prendere questa decisione così intima ed importante in relazione alla sua posizione lavorativa, al tempo che dedica al lavoro, alla possibilità di un aiuto da parte dei nonni, alla possibilità di iscrivere il nascituro all’asilo e a tutta un’altra serie di situazioni che di intimo, tenero e romantico hanno ben poco.

La pressione sociale che grava sulle spalle della donna tra i 25 e i 45 anni è fortissima: se decide di inseguire la carriera e non fare figli: non va bene è senza cuore; se decide di fare figli lasciando il lavoro: è assuefatta al patriarcato; se decide di fare figli e continuare a lavorare allo stesso ritmo: è una madre degenere perché lascia la cura dei bambini a terzi; se decide di rallentare col lavoro per dedicarsi anche alla famiglia: è una pessima dipendente/professionista.

La Commissione europea nel 2016 ha posto un chiaro e ambizioso obiettivo per i Paesi membri riguardo all’occupazione femminile: il 75% delle donne tra i 20 e i 64 anni deve avere un’occupazione e quindi un sostegno nella conciliazione tra carichi di lavoro e carichi di cura dalle politiche pubbliche e anche al livello culturale e valoriale. È una questione di sostenibilità e di sviluppo: rinunciare alle competenze, al talento e alle energie delle donne e non sostenere la natalità sta bloccando la crescita di molti Paesi tra cui l’Italia.

Diventare genitori negli ultimi 20 anni e, in particolare oggi, in Italia è una delle scelte più difficili e più impegnative che ci possano essere, perché le famiglie e le madri lavoratrici in particolare, devono cavarsela da sole: mancano politiche, strutture e risorse di sostegno alla famiglia e alle donne nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro

Dott. Fabio Mosca Presidente Società Italiana di Neonatologia (SIN)

Scommetto che leggendo quello che ho scritto ti stai già scoraggiando! Non farlo! In Italia vengono in aiuto alle lavoratrici tutta una serie di norme a tutela delle madri e del bambino. È vero, il nostro legislatore potrebbe migliorare ancora, ci sono altre nazioni che tutelano madri, padri e figli in maniera più soddisfacente. Ma siamo in Italia e purtroppo c’è ancora molto da fare!

Pensa che secondo il Global Gender Gap Index (il rapporto pubblicato dal World Economic Forum, per valutare i progressi fatti verso la parità di genere nei settori della politica, dell’economia, dell’istruzione e della salute) di 153 paesi, nel 2020 l’Italia si classificava al 76esimo posto.

È importante, dunque, che tu conosca quali sono i tuoi diritti come gestante, puerpera e madre e come poterli esercitare (in modo da essere pronta nel momento in cui deciderai di avere il tuo bambino o la tua bambina o, se già sei madre, in modo da poterli far rispettare). La normativa di riferimento è il decreto legislativo 151/2001

Queste sono le tutele:

  • Congedo di maternità: si tratta di un periodo, flessibile, di astensione obbligatoria dal lavoro per un totale di 5 mesi: 2 mesi precedenti la data presunta del parto e 3 mesi dopo il parto oppure 1 mese precedente al parto e 4 mesi successivi, previo parere medico preventivo, oppure 5 mesi successivi al parto, qualora il medico specialista e il medico competente sulla salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante. 

In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo, l’astensione dal lavoro spetta al padre (congedo di paternità). Il diritto al congedo e alla relativa indennità è previsto anche in caso di adozione o affidamento di minori.

A chi spetta? Lavoratrici dipendenti assicurate all’INPS anche per la maternità, comprese le lavoratrici assicurate ex IPSEMA; apprendisteoperaieimpiegatedirigenti con un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo; disoccupate o sospese; lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari; lavoratrici agricole; lavoratrici a domicilio; lavoratrici LSU o APU; lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS e non pensionate in possesso del requisito contributivo previsto dalla legge per finanziare le prestazioni economiche di maternità (per loro l’astensione da lavoro non è obbligatoria; lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche.

Durante i periodi di congedo di maternità hai diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo di maternità, quindi, solitamente, l’ultimo mese di lavoro precedente il mese di inizio del congedo.

  • Maternità anticipata per gravidanza a rischio: ne possono usufruire tutte le donne in stato di gravidanza che per motivi legati alla gestazione o alla tipologia di lavoro possono decidere di smettere di lavorare prima del congedo di maternità obbligatorio, ovvero prima di aver raggiunto l’8° o il 9° mese di gravidanza presentando domanda all’ATS o alla Direzione Territoriale del Lavoro.

La legge stabilisce quando si può smettere di lavorare prima e chi può richiedere la maternità anticipata, ovvero:

  • lavoratrici dipendenti o autonome (gestione separata INPS) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che possono aggravarsi in gravidanza;
  • lavoratrici dipendenti o autonome (gestione separata INPS) nel caso in cui le condizioni di lavoro o ambientali possano compromettere la salute della donna o del bambino;
  • lavoratrici dipendenti o autonome (gestione separata INPS) se addette al trasporto ed al sollevamento pesi, a lavori pericolosi faticosi ed insalubri, e che non possono essere trasferita ad altre occupazioni.

Per quanto riguarda il trattamento economico e la retribuzione previsti in caso di maternità anticipata per gravidanza a rischio, la lavoratrice percepirà lo stipendio in base alle stesse regole previste per il congedo di maternità: la retribuzione è per l’80% a carico dell’Inps e può essere integrata del 20% dal datore di lavoro.

Con la maternità anticipata o obbligatoria non sei soggetta a visita fiscale e sei quindi libera di uscire ad ogni ora e per tutto il periodo della gravidanza.

Quando finalmente avrai il tuo cucciolo fra le braccia ed avrai terminato i mesi di maternità obbligatoria, potrai riprendere la tua attività lavorativa. Anche per il rientro a lavoro avrai delle tutele:

  • Nei primi sette mesi dopo il parto non puoi essere esposta a lavori a rischio.
  • Nei primi 12 mesi dopo il parto non puoi svolgere la tua attività in turno notturno (dalle ore 24.00 alle ore 6.00). 
  • Durante il 1° anno di vita del bambino (in alternativa con il padre lavoratore) hai diritto a due periodi di riposo di un’ora ciascuno. Il riposo è uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. Durante questi periodi di riposo potrai uscire dall’azienda per andare ad allattare tuo figlio. In caso di parto plurimo i periodi di riposo sono raddoppiati. 

Nel caso di adozione o affidamento queste norme si applicano sino ad un anno dall’ingresso del bambino nel nuovo nucleo familiare.

Se l’allattamento si protrae oltre al 7° mese dovrai richiedere una certificazione al tuo pediatra che preveda la non esposizione ad attività lavorative a rischio per l’allattamento, che dovrà essere inoltrata al Medico Competente per la formulazione di un giudizio di non idoneità a tali mansioni.

Ricorda 4 step importantissimi:

  1. INFORMA IL DATORE DI LAVORO: devi comunicare per iscritto al tuo datore di lavoro lo stato di gravidanza.
  2. DURANTE LA GRAVIDANZA: se vieni posta in gravidanza a rischio dal tuo ginecologo, devi fare domanda di maternità anticipata alla ASL e alla Direzione territoriale del lavoro e consegnare la fotocopia al datore di lavoro.
  3. DOPO IL PARTO: devi consegnare il certificato di nascita del tuo bambino al datore di lavoro affinché si possano definire i termini dell’astensione obbligatoria.
  4. AL TERMINE DELLA MATERNITÀ OBBLIGATORIA: il datore di lavoro dovrà comunicarti se la tua mansione è compatibile con l’allattamento. Se non vengono rilevati rischi pericolosi puoi rientrare al lavoro nel stessa unità produttiva e con le stesse mansioni; se la mansione svolta viene valutata pericolosa, gravosa o insalubre per il puerperio e l’allattamento ma in azienda è possibile individuare una collocazione diversa verrai spostata di mansione; se in azienda non è possibile trovare una collocazione diversa il datore di lavoro comunicherà domanda di interdizione dal lavoro al distretto territoriale del lavoro ed avverrà un prolungamento del periodo di astensione.

C’è poi un’ultima norma che devi conoscere ed è quella sul congedo parentale: è un periodo di astensione facoltativo dal lavoro concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali. Spetta ai genitori naturali, adottivi o affidatari che siano in costanza di rapporto di lavoro, entro i primi 12 anni di vita del bambino per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a dieci mesi. I mesi salgono a 11 se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno tre mesi. Tale periodo complessivo può essere fruito dai genitori anche contemporaneamente. Se il rapporto di lavoro cessa all’inizio o durante il periodo di congedo, il diritto al congedo stesso viene meno dalla data di interruzione del lavoro.

Ai genitori in congedo spetta il 30% dello stipendio medio fino agli 8 anni del bambino ed invece nessuna indennità dagli 8 ai 12 anni.

Ora ti starai chiedendo: “E le mamme non dipendenti, le libere professioniste non iscritte alla gestione separata INPS ma iscritte alla Cassa del loro albo professionale?” Per loro è prevista una diversa normativa!

Per te che sei avvocata, ingegnera, geometra etc. e quindi sei iscritta ad una cassa previdenziale di categoria, puoi continuare a lavorare senza alcun limite anche fino al giorno del parto ma è prevista la corresponsione in ogni caso dell’indennità di maternità che viene erogata per i due mesi precedenti ed i tre successivi al parto in misura pari all’80% di 5/12 del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo nel secondo anno precedente a quello del parto.

In questo caso la domanda va fatta alla Cassa di appartenenza ed è la Cassa ad erogare l’indennità.

L’indennità di gravidanza a rischio non sempre viene corrisposta, dipende dalla Cassa a cui si è iscritte.

Purtroppo non ti sono riconosciuti i riposi giornalieri per allattamento né il congedo parentale.

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