Psicologia del benessere

Scritto da Francesca Panzali

Quando pensiamo allo psicologo, normalmente lo associamo ad una professione di aiuto e sostegno in condizioni di disagio, patologie , trauma, malessere… un sostegno in momenti difficili, una cura.

Lo psicologo  sempre di più sta avendo importanza per insegnare alle persone a prendersi cura dei propri bisogni, educare al pensiero POSITIVO e, in questo modo, prevenire i disagi e puntare al BENESSERE.

La PSICOLOGIA POSITIVA O PSICOLOGIA DEL BENESSERE non vede la persona come portatore di traumi, carenze, deficit e patologie ma come detentore di potenzialità e risorse da liberare e sviluppare con l’obiettivo di creare benessere piuttosto che curare il malessere.

Utilizzando questo diverso focus la persona viene accompagnata a cercare dentro di sé, nell’ambiente circostante e nei propri progetti e percorsi qualità e positività che gli permettano di fronteggiare al meglio le situazioni difficili, i traumi, le difficoltà che la vita inevitabilmente porta con sé.

Il benessere però non è qualcosa di oggettivo, né qualcosa di statico:

ognuno di noi, infatti, elabora a proprio modo la qualità della vita in base alle caratteristiche personali e alle modalità con cui si rapporta con gli altri e con l’ambiente.

La FELICITÀ è quindi

  • Soggettiva : due individui nella stessa condizione possono provare o meno felicità perché ciò che fa felice uno può essere per l’altro un ostacolo alla felicità.
  • Temporanea: ciò che ci fa felici oggi potrebbe non essere ciò che ci farà felice l’anno prossimo.
  • Transitoria: anche se ciò che ci fa felice oggi prosegue a farci felice, non mantiene la stessa intensità.

Ci sono due prospettive differenti del benessere/felicità :

  • di tipo individuale: legato alla sfera più intima, che consiste nel raggiungimento dei piaceri fisici e mentali
  • di tipo psicologico: legato alla sfera dell’autorealizzazione e autostima , quindi più legato al successo lavorativo o nelle relazioni

Se ci si pensa un attimo, tutti questi concetti dovrebbero essere alla base di una buona crescita personale, quindi qualunque genitore o insegnante dovrebbe averli presenti quando agisce sul ragazzo in età evolutiva attraverso i propri insegnamenti.

Questo però nella realtà non succede!

I genitori sono ancora alla ricerca della propria felicità e creano aspettative sui figli i quali però hanno altri interessi e così li deludono creando infelicità  e svalutazione della propria autostima ai piccoli e frustrazione doppia in sé.

Gli insegnanti spesso non sono preparati che sulla loro materia e non riescono ad aiutare gli alunni se non nell’apprendere i concetti teorici del programma assegnato, così i ragazzi studiano meccanicamente senza trovare felicità e motivazione in ciò che fanno, sentendosi ogni giorno svalutati e frustrati, deludendo spesso le aspettative dei professori.

Il pensiero POSITIVO, cioè concentrarsi sulle emozioni positive, aiuta a predisporci a reagire positivamente agli eventi della vita, influenza persino il sistema immunitario migliorando anche la salute fisica oltre a quella mentale. 

Questo non significa che non dobbiamo ascoltare le emozioni cosi dette “negative”, come rabbia, paura e tristezza; tutte le emozioni hanno una funzione, queste ultime infatti ci permettono di fuggire da una situazione di pericolo nell’immediato, di riconoscere ciò che è buono per noi, di ascoltarci prima di fare una scelta ma poi dobbiamo trovare dentro di noi un pensiero positivo a cui aggrapparci per trovare una soluzione creativa alla situazione a lungo termine.

Il pensare positivo deve essere il filo conduttore della nostra vita, che ci porta ad avere quindi un maggior livello di RESILIENZA e quindi a superare con successo esperienze traumatiche, delusioni, inciampi.

Lo psicologo che segue questo approccio anziché partire dall’indagine sul passato e dai traumi , scoprirne le cause e valutarne gli effetti, parte dal presente migliorando l’approccio alla vita nel qui e ora, dando in mano alla persona che ha davanti una nuova lente per vedere la realtà, togliendo l’abitudine a “dare la colpa” a ciò che è successo nel passato per il proprio modo di essere  e per i propri fallimenti, permettendogli di essere nuovamente protagonista della propria vita, di essere finalmente in grado di scegliere per sé. 

E’ chiaro che comunque i traumi e i blocchi derivati dal passato vanno elaborati  successivamente per poter essere completamente liberi ma solo dopo aver cambiato prospettiva nell’accogliere ciò che capita con positività, senza sensi di colpa, con la tendenza alla felicità.

Come possiamo stimolare il pensiero positivo?

RIPORTIAMO LA NOSTRA ATTENZIONE AL QUI E ORA

Cerchiamo in primo luogo di vivere nel PRESENTE. La nostra mente non è abituata a stare in questa condizione, infatti ci capita più spesso di rimuginare eventi del passato o sognare e progettare per il futuro, perdendo di vista ciò che capita dentro di noi e ciò che potremmo goderci nel momento in cui siamo.

FACCIAMO UNA COSA PER VOLTA:

Se ci fate caso ci capita di svolgere anche più di tre cose per volta (mentre mangiamo guardiamo il telefono, ascoltiamo il tg alla tv e seguiamo i bambini, perdendo di vista il nostro gusto nell’assaporare il cibo ).

Possiamo allenarci a “stare” in ciò che stiamo vivendo utilizzando tutti i 5 sensi (cosa vedo? Cosa annuso?cosa tocco? Cosa gusto? Cosa ascolto?) e poi ascoltare i nostri sentimenti (cosa sento? Che emozione provo?)

CERCHIAMO SOLUZIONI CREATIVE:

esaminando oggettivamente ciò che accade troviamo un punto da cui partire, un punto di forza per iniziare un percorso nuovo per migliorare noi stessi.

Nel mio prossimo articolo vedremo come poter utilizzare la propria casa come punto di partenza del proprio benessere, della propria evoluzione verso la tanto ricercata ‘FELICITA’.

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