Tokyo orizzontale di Laura Imai Messina

Scritto da Sara Messina

Colpo di fulmine. 

Non ci sono altri termini per descrivere il mio innamoramento per Laura Imai Messina. È accaduto molto semplicemente, all’improvviso, “totally unprepared”, in una uggiosa serata romana, nella cornice della Feltrinelli Colonna.

Da quella sera all’inizio del 2020 (prima che realizzassimo l’incubo della peste), in cui Laura presentava Quel che affidiamo al vento, non ho più smesso di seguirla, di leggerla e, soprattutto, di sentirla vicina.

Eh sì, perché nonostante l’assenza di sincronicità (spesso non essenziale, poiché nulla vi è di più relativo del tempo) e la barriera di migliaia di chilometri di mare, terra e cielo, Laura non smette di prenderci per mano e di farci sognare, sempre partendo dal concreto, dal quotidiano. Perché è il suo sguardo incantato, la sua prospettiva a fare sempre la differenza.

Una prospettiva che, in Tokyo orizzontale è, appunto, quella del naso all’insù, dello sguardo che esplora la verticalità di una città così ramificata, eppure connessa. Di un cielo che la sostiene, insieme osservandola.

Il tempo, nel romanzo, ha una speciale densità: i giorni diventano capitoli (venerdì, sabato, domenica), le ore si traducono in paragrafi (così il lettore inizia a bere, insieme a Sara, la prima protagonista, un sabato sera, alle 20:45), l’epilogo è raccontato “un anno più tardi”. 

In queste giornate tutto può succedere a Tokyo. Le vite dei quattro protagonisti (Sara, Hiroshi, Carmen, Jun) si intrecciano, si condizionano, provocano (fatalmente) il cambiamento, rimasto latente, eppure impaziente di realizzarsi. 

Attraverso i pensieri dei protagonisti, riflettiamo sulle nostre scelte, magari proprio su quelle non compiute, che mostrano il negativo della pellicola finora vissuta. Non si celebrano sentimenti preconfezionati, ma sensazioni vivide, sfaccettate, non prive di sanguinamento. 

Abbiamo di fronte persone vere, con tutte le loro autentiche – forse solo apparenti – contraddizioni, che risultano, anche per questo, ancora più amabili. Ed insieme a loro passeggiamo per Tokyo, ci perdiamo e ci ritroviamo. Mangiamo cibi sconosciuti, impariamo un nuovo vocabolario, scopriamo luoghi che diventano presto familiari, nidi e ripari dalla confusione.

È un romanzo fatto di rumore, luce, movimento ed insieme di profondi silenzi, oscurità e pause. Questo ritmo ci conduce velocemente (purtroppo) dalla prima all’ultima pagina, all’ultima parola del glossario, all’ultimo ringraziamento, forse lasciandoci un po’ orfani – come sempre succede coi libri che ci conquistano e che ci leggono – ma rinnovati e felici.

Buon viaggio! 

Sara Messina*

*No, non siamo parenti. Anzi sì: Lei, per me, è una “sorella d’anima” e lo sarà presto per tutte voi. 

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