Ada Lovelace

Nacque nel 1815. Era la figlia del poeta inglese Byron e della matematica Anne Isabella Milbanke.

Il padre non ebbe alcun rapporto con lei e la madre le fece studiare la matematica per allontanarla dalla poesia e poi perché, ai suoi occhi, l’impegno profuso nella scienza era l’unico strumento di cui una donna disponeva per emanciparsi in un mondo dominato dagli uomini.

Con metodo, rigore e passione, a soli tredici anni, la piccola pensò di costruire un oggetto volante, dalle sembianze di un cavallo alato e mosso dal motore a vapore. Molte di queste idee, che prevedevano attenti calcoli per definire proporzioni esatte tra corpo e ali, erano frutto di una mente immaginifica già proiettata oltre i paradigmi della scienza nota.

Nel 1833, ad un ricevimento nell’alta società, Ada ebbe modo di incontrare il matematico Charles Babbage, matematico tra i più influenti dell’epoca, già autore della macchina differenziale, una macchina di calcolo in grado di eseguire operazioni complesse in maniera semplice e automatica.

Rimase affascinata dall’universalità delle sue idee e, interessatasi al suo lavoro, iniziò a studiare i metodi di calcolo realizzabili con la macchina differenziale e la macchina analitica. Babbage fu colpito dall’intelligenza della Lovelace e dalla sua abilità: la soprannominò l'”incantatrice dei numeri”

La Lovelace descriveva la macchina analitica come uno strumento programmabile e, con incredibile lungimiranza, prefigurava il concetto di intelligenza artificiale, spingendosi ad affermare che sarebbe stata cruciale per il futuro della scienza, anche se non riteneva che la macchina potesse divenire pensante come gli esseri umani.

Nel 1843 il contributo della contessa di Lovelace venne pubblicato a firma A.A.L, mantenendo un certo riserbo sulla sua identità di donna, pudore richiesto dall’epoca Vittoriana. Non pudore, ma ritrosia verso l’intraprendenza del genio femminile è stata invece la causa del tardivo riconoscimento di Ada Lovelace nel mondo scientifico. Morta prematuramente nel 1852 a causa di un tumore dell’utero, bisognerà aspettare la seconda metà del Novecento per smentire le voci di chi la voleva semplice segretaria di Babbage.

Nel 1953, più di cento anni dopo la sua morte, furono ripubblicate le note della Lovelace sulla macchina analitica di Babbage. La macchina è stata riconosciuta come un primo modello per il computer e gli appunti di Ada come una descrizione di un computer dotato di software. Le sue note furono identificate alfabeticamente dalla A alla G. Nella nota G, Ada descrive un algoritmo per la macchina analitica per calcolare i numeri di Bernoulli, che oggi viene generalmente riconosciuto come il primo programma informatico della storia, motivo per il quale è considerata da molti come la prima programmatrice della storia dei computer.

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