Tiziana Sanna

Abbiamo inaugurato la sezione di Women to follow con Rita Levi Montalcini, poi con Rigoberta Menciù. 

Ora è arrivato il momento di seguire anche una donna, artista sarda, a noi più vicina.

Abbiamo scelto Tiziana Sanna perchè, come noi, ha avuto il coraggio a 40 anni di seguire un sogno che rincorreva da bambina ma che la vita le aveva fatto mettere nel cassetto.

Lei è davvero in gamba: è laureata, col massimo dei voti, in lettere ad indirizzo artistico, specializzata nell’insegnamento di materie letterarie e di storia dell’arte, specializzata nel sostegno a bambini diversamente abili. Moglie, mamma di un bimbo, insegnante.

Le sue opere affascinano per l’estrema cura dei dettagli tanto da far sembrare il dipinto una fotografia. Il suo obiettivo è che lo spettatore abbia l’impressione di trovarsi realmente di fronte all’animale, che viene decontestualizzato dal suo habitat e collocato in uno spazio irreale, perlopiù monocromatico.

Ha partecipato a tantissime collettive in Italia e fuori dall’Italia, vinto tanti premi e  l’anno scorso ha visto finalmente realizzarsi il suo desiderio: una personale a Cagliari, la sua città.

A noi piace tanto e pensiamo che possa essere d’esempio per la sua perseveranza, per la sua creatività e per il suo grande impegno.

Ci ha rilasciato un’intervista che ci fa conoscere ancora di più l’artista e la persona.

Come definisci il tuo stile artistico?

Definirei il  mio stile pop – iperrealista in quanto i miei quadri vengono dipinti usando una tecnica minuziosa e dettagliata, dove ogni minimo particolare viene messo in evidenza, ma la collocazione dei soggetti in uno spazio irreale, perlopiù monocromatico e dai colori accesi, risente delle influenze dello stile grafico-pubblicitario, conferendo all’opera dei connotati più tipici della pop art.

Cosa rappresenta nella tua vita la tua arte?

L’arte per me è la libertà assoluta, uno spazio fisico e mentale in cui sono sola con me stessa, in cui posso pensare, lasciarmi andare e trasportare dalle emozioni, tirarle fuori, trasferirle: è un momento in cui mi ritrovo.

Da bambina avresti mai pensato di fare mostre e di diventare un’artista di successo?

Da bambina disegnavo tutti i giorni, qualsiasi soggetto, era il mio passatempo preferito. Una zia di mio padre dipingeva e quando andavo a casa sua e vedevo il cavalletto con le tele e i colori rimanevo incantata. Guardavo i suoi quadri, i premi che aveva ricevuto, mi raccontava di aver fatto delle mostre a Roma e io provavo per lei un’ammirazione assoluta e speravo un giorno di diventare anch’io una pittrice, di avere il mio cavalletto, i colori, un mio studio, partecipare ai concorsi e alle mostre. 

Questo mio sogno è rimasto per anni rinchiuso dentro un cassetto. E mentre la mia vita scorreva, tra laurea, insegnamento, matrimonio, un figlio, io sentivo questa mia passione ribollire sotterranea, mi chiamava, ma io non avevo “tempo” per assecondarla. Dopo i 40 anni ho capito che era giunto il momento di “ascoltarmi” e di fare ciò che avevo sempre desiderato.

Sappiamo che anche tuo fratello è un artista affermato (con uno stile completamente diverso dal tuo)…. che cosa vi davano da mangiare i vostri genitori? Pane e arte??

I nostri genitori sono delle persone con una mentalità aperta e moderna e hanno dato una grande importanza allo sviluppo della nostra fantasia e creatività, lasciandoci liberi di sperimentare attraverso il gioco e di seguire le nostre inclinazioni.

Sono persone che hanno molteplici interessi e ci hanno sempre portato in viaggio a visitare le più belle città, i musei, i palazzi, le chiese e ci spiegavano tutto in modo ludico e coinvolgente, facendo crescere in noi il desiderio di conoscere. Credo sia questo il segreto di un bravo genitore: insegnare ai propri figli ad avere un approccio curioso nei confronti della vita e di ciò che lo circonda.

Ti piacerebbe che tuo figlio seguisse le tue orme?

Prima ancora di avere un figlio, quando nella mia mente lo immaginavo, speravo che avesse una vena artistica, di qualsiasi genere. La sua propensione si è manifestata quasi da subito: dall’età di 1 anno suonava qualsiasi oggetto avesse tra le mani creando a suo modo dei ritmi. Ho incoraggiato in ogni modo questa sua attitudine anche quando mi ritrovavo tutte le pentole sparse sul pavimento della cucina con lui che “suonava” con mestoli e cucchiai. Gli ho comprato tutti gli strumenti musicali possibili, giocattoli e anche professionali e abbiamo trascorso tantissime serate a creare musica, inventandocela. Dall’età di tre anni prende lezioni di batteria e dall’età di 9 crea musica elettronica al computer. Non potevo desiderare di più e gli auguro che questa sua passione lo accompagni per tutta la vita.

Cosa significa per te iperrealismo, è soltanto la tua tecnica pittorica o è uno stile anche nella tua vita?

L’iperrealismo per me è il racconto del mio mondo, della mia visione della realtà e non è una mera riproduzione fotografica come si potrebbe pensare; dietro ogni opera, c’è sicuramente molta tecnica ma c’è anche moltissimo sentimento, c’è sempre la ricerca di un’emozione, da provare e da trasmettere. Non a caso nelle mie opere, sia nei ritratti umani che in quegli degli animali, concentro l’attenzione sullo sguardo del soggetto raffigurato, cerco di catturargli l’anima e voglio che lo spettatore, attraverso gli occhi, si identifichi e si ritrovi, esattamente come succede a me durante la fase della creazione. 

Quanto c’è della Sardegna dentro di te e dentro la tua arte?

Sono nata e cresciuta in Sardegna, ho sempre vissuto a Cagliari, ma ho trascorso i momenti più belli della mia infanzia nei paesi dei miei nonni: Orroli, terra delle domus de janas e del “Nuraghe Arrubiu”, il più grande dell’isola, e Belvì, un piccolo paese della Barbagia, immerso nei boschi di castagni. 

Ho quindi respirato e vissuto da un lato una natura incontaminata e selvatica, dall’altro ho avuto un contatto diretto con  i monumenti più antichi della nostra terra, costruzioni imponenti avvolte da un alone di mistero, dove si intrecciano storie di rituali magici e simbologie nascoste. Va da sé che il legame che nutro nei confronti della mia terra sia molto forte e che nelle mie opere io abbia voluto raccontare questi due aspetti della sardità. 

Con l’opera “Gigante di  Mont’e Prama”, realizzata in occasione di un concorso, ho dipinto la testa di uno di questi possenti guerrieri; con l’opera “Dea Madre di Turriga” ho dipinto una delle più belle statue raffiguranti la sacralità femminile. Non potevo non rappresentare questi due capolavori della scultura sarda, in modo particolare i Giganti di Mont’e Prama, una delle più importanti scoperte archeologiche del Mediterraneo del XX secolo.

Con la collezione delle specie endemiche della Sardegna ho dipinto nel modo più realistico e fedele possibile gli animali originari della mia isola, tutti esemplari che vivono allo stato brado, la maggior parte dei quali anche a rischio di estinzione.  Ho voluto così raccontare una Sardegna diversa da quella delle spiagge che tutti conoscono, una terra antica e autentica.

Perché hai scelto proprio gli animali come soggetti principali dei tuoi quadri?

All’inizio della mia ricerca artistica mi sono concentrata sul ritratto umano, mi interessava indagare la complessità della mente e degli stati d’animo.  Studiando la fisionomia del volto di un vecchio, la profondità delle sue rughe mi ha portato a pensare alla crostosità del derma di un elefante: e così ho iniziato a dipingerlo. 

Successivamente, studiando i capelli, i baffi, e la barba, i loro movimenti e l’incunearsi delle ombre, ho studiato l’andamento del pelo di un leopardo. Sono nati così i primi quadri degli animali, creature che io amo e rispetto profondamente da sempre. Il mio rapporto con loro è iniziato sin da piccola: ho avuto occasione di incontrare nei boschi animali selvatici, dare da mangiare ai cavalli, prendere in braccio gli agnellini, mungere le mucche, accarezzare asini, vitellini. La morbidezza del loro pelo e la dolcezza dei loro sguardi non li dimenticherò mai, ogni volta era come se stabilissi con loro un contatto mistico.  E’ per questi motivi che ho deciso incentrare la mia cifra pittorica sul genere animale.

In quale di quegli animali ti potresti identificare?

In tutti gli animali che ho dipinto, perché ognuno ha una sua caratteristica ed è colto in un atteggiamento ben preciso: il fenicottero è delicato, il tucano è curioso, il giaguaro è attento, la tigre è elegante, il panda è giocherellone, la volpe è astuta, il leone è forte.

Quali progetti stai pianificando e su quale soggetto stai lavorando ora?

Questa è una fase in cui gli animali saranno ancora i soggetti principali delle mie opere ma con delle idee nuove: sto sperimentando nuove tecniche su nuovi supporti che hanno l’oro come filo conduttore.

Come è l’arte in tempo di pandemia? Alcuni psicologi e neuropsichiatri dicono che il lockdown ha influito negativamente sulla creatività dei giovani costretti alla DAD e ad una routine troppo monotona. Anche su di te ha avuto lo stesso effetto?

Essendo un’insegnante, ho vissuto in prima persona le difficoltà della DAD, che costringe a stare per ore davanti a un monitor privandoci della socialità tipica dei momenti scolastici.  Penso che in un momento difficile come questo sia molto importante per i ragazzi e per noi adulti avere un hobby o una passione a cui potersi aggrappare. 

Personalmente ho sfruttato al massimo tutto il tempo che il lockdown ci ha dato, dedicandolo alla mia pittura: ho creato nuove opere, sperimentato nuove tecniche e mi sono concentrata sulla promozione mediatica del mio sito web e dei canali social.  

Quali sono i punti positivi e negativi di essere donna nell’arte in Sardegna e in Italia? Il mercato dell’arte per una donna è un mondo difficile? Oppure nell’arte non ci sono differenze di genere e finalmente si bada solo al merito artistico?

Io personalmente non ho trovato discriminazioni né in Sardegna, né in Italia: le gallerie per le quali ho esposto danno spazio in egual misura agli artisti. L’unico neo di vivere su un’isola è la difficoltà negli spostamenti e i maggiori costi che si devono affrontare per spedire le opere e presenziare alle mostre. 

C’è un’artista donna che ti ha ispirato nella tua crescita artistica?

Non ce n’è una in particolare. Studiando la storia dell’arte sono rimasta affascinata dalla storia di ogni artista del passato e nel presente guardo con molta ammirazione ogni donna che riesce a dedicare la propria vita all’arte. 

Quale artista del passato vorresti vedere all’opera e conoscere personalmente?

Senza dubbio Artemisia Gentileschi, la versione femminile della pittura caravaggesca, un’artista dalle straordinarie doti pittoriche, che in un’epoca in cui non era permesso alle donne frequentare le scuole e le botteghe di arte, in un ambiente chiuso e maschilista del quale lei ha particolarmente risentito con vicissitudini personali incresciose, ha lottato per affermare il proprio talento. E’ uno straordinario esempio di coraggio per ogni donna, in particolar modo per ogni artista.

Parlaci dell’incontro con il critico d’arte Prof. Giorgio Grasso.

Navigando su Facebook alla continua ricerca di curatori e gallerie ai quali proporre le mie opere, mi sono imbattuta per caso nel suo profilo e sono rimasta molto colpita dalla straordinaria quantità di eventi che organizza e così gli ho scritto. Le mie opere gli sono piaciute e da subito ho iniziato a esporre con lui in diverse città italiane: Milano, Venezia, Parma, Piacenza, Ferrara, Lodi, Bologna, Matera. Ho partecipato alla trasmissione “The Art” in onda su Sky e adesso stiamo portando avanti un nuovo progetto insieme ad altri 332 artisti: un’edizione illustrata della Divina Commedia, in onore del settecentesimo anniversario della morte di Dante.

Qual è stata la tua emozione dominante la prima volta che hai fatto una personale?

Difficile ridurre ciò che ho provato ad una sola emozione: ho visto concretizzarsi un lavoro di ricerca portato avanti per due anni sulle specie endemiche della Sardegna.  Non avendo potuto partecipare all’allestimento, una volta arrivata alla galleria mi sono commossa nel vedere le mie opere esposte, era come se si richiamassero l’una con l’altra e avessero acquisito una luce nuova. I giorni della mostra sono stati molto intensi, mi è piaciuto il contatto con i visitatori, chiacchierare con loro, raccontare il mio progetto, spiegare le opere, confrontarmi, ricevere nuove idee e nuovi stimoli. 

Hai portato la tua arte in varie mostre in giro per l’Italia, qual è il luogo dove ti piacerebbe di più esporre una tua personale?

New York…chiedo troppo???

2 pensieri riguardo “Tiziana Sanna

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