Gli effetti psicologici della pandemia

Scritto da Claudia Ghiani

Poco dopo l’inizio del 2020 l’Italia, più o meno contemporaneamente ad altri Stati del Pianeta, si è trovata ad affrontare quella che è stata definita ‘La situazione di maggiore emergenza dal secondo dopo guerra’ ovvero il Sars Cov 19.

 Ma come abbiamo e stiamo reagendo? E cosa vuol dire trovarsi in uno stato di emergenza di questa portata?
Una delle primissime conseguenze di questa situazione è stata una messa alla prova delle capacità di resilienza di tutta la popolazione mondiale. Molte persone hanno avuto risposte psicologiche che hanno visto un crescendo di paure, ansie e depressione. L’insorgere di questi stati psicologici è uno dei motivi per cui maggiormente si è parlato da parte del Ministero della Salute, dall’Ordine Nazionale degli Psicologi e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’importanza di poter fornire un supporto per garantire il benessere psicologico della popolazione, che tutta, in maniera più o meno diretta, è stata colpita dallo stravolgimento causato dal Covid-19.

La quarantena può avere un impatto importante sulla salute mentale delle persone, attraverso complessi meccanismi che interagiscono tra loro. In particolare, l’isolamento sociale, il senso di solitudine, la paura dell’infezione e del contagio, il timore di non avere beni di prima necessità a sufficienza, la scarsità delle informazioni condivise dalle principali agenzie sanitarie nazionali e internazionali, rappresentano fattori di rischio in grado di causare un aumento di sintomi ansioso-depressivi, insonnia, irritabilità e sintomi ossessivo-compulsivi, oltre che un maggiore utilizzo di sostanze stupefacenti e, infine, la comparsa di ideazione suicidaria nella popolazione generale.

Alcune persone considerate soggetti fragili o più a rischio, come donne e bambini, possono aver subìto un maggiore impatto delle restrizioni imposte: in primis, poiché gli oneri di cura e di istruzione dei figli ricadono tradizionalmente sulle donne, è facile immaginare che siano state prevalentemente loro a farsi carico delle esigenze di accudimento dei bambini, sovrapponendo ore di attività professionale e familiare in condizioni di disagio. Nelle settimane di blocco, poi, le donne hanno pagato il prezzo più alto anche nella sfera delle relazioni personali: la convivenza forzata ha aumentato i casi di violenza domestica, come suggerito dall’incremento di richieste di ospitalità ai centri antiviolenza”  

Laura Parolin, Presidente degli Psicologi della Lombardia

Per giunta la disparità tra le donne occupate e gli uomini occupati è stata accentuata dalla pandemia. (Leggi di più)

Paura e ansia

La paura è un’emozione basilare e innata per l’uomo, permette un’attivazione al fine di tutelare la sopravvivenza stessa dell’organismo. Essa è diversa dall’ansia, nonostante possa sembrare simile per via dell’intenso stato di preoccupazione che caratterizza entrambi gli stati emotivi.

Possiamo ipotizzare un diverso coinvolgimento emotivo o comunque una diversa intensità di emozioni in base all’esposizione con il manifestarsi del Covid-19. Esperire questa emozione è fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza, proprio in virtù del suo carattere adattivo e attivo per proteggerci, quanto d’altro canto la sua presenza prolungata può diventare cronica e gravosa.

Le emergenze possono avere un impatto psicologico importante poiché attivano un vissuto di rischio percepito che può essere vissuto in maniera distorta e amplificata, sino ad arrivare a vissuti di panico, si associa a comportamenti sempre meno razionali, e con sé attiva la catena di risposte biologiche dell’organismo con conseguenze sul corpo e sulla salute psicologica. Vivere eventi emergenziali, nel breve termine, produce effetti transitori e che non comportano danni permanenti, mentre un’emergenza prolungata provoca degli effetti anche permanenti e dannosi sul benessere psicofisico. Questo accade perché l’evento critico è di per sé molto attivante, porta ad un drastico cambiamento rispetto alla situazione precedente all’emergenza e possiamo definirlo come un elemento del mondo esterno che altera l’equilibrio interno dell’uomo (stressor).

Cosa succede al nostro corpo?

Il nostro cervello ricerca sempre l’omeostasi e uno stressor come un evento straordinario emergenziale di questo calibro ci fa perdere l’equilibrio omeostatico e il corpo reagisce con una risposta a questo stress.

La situazione Covid-19 si è protratta nel tempo rappresentando uno stato di allarme prolungato e, come abbiamo accennato, un eccessivo prolungamento di uno stato di allarme si traduce poi in conseguenze di malessere per il corpo e per la salute psicologica. Concentrati a trovare una soluzione

I cambiamenti psicologici dovuti alla paura, inoltre, spesso si traducono nell’iper-focalizzazione sul problema. Tale focalizzazione ci porta a trovarci in un continuo stato di problem solving. Quindi uno stato di perenne ricerca di soluzioni. Legato a questo concetto di attivazione e spinta a trovare una soluzione per la situazione vissuta, è molto interessante l’articolo di MarwaAzab, ripreso dalla dottoressa Francesca Pisacreta, sulle 10 reazioni comuni che si sono presentate durante l’emergenza del Coronavirus.

Tra questa rassegna di reazioni possiamo citarne alcune delle più comuni.

Abbiamo sperimentato una totale mancanza di controllo, e questo è stato dimostrato essere uno dei fattori che aumentano maggiormente lo stress percepito.

  • Abbiamo iniziato ad abbuffarci. Lo stress può alterare l’appetito. Alcuni sviluppando iperfagia altri ipofagia. Trovarsi in emergenza può significare trovarsi prima o poi nella difficile condizione di poter non avere un pasto a disposizione, motivo per cui mettiamo nel nostro corpo le riserve necessarie per sopravvivere a tale evenienza. Tuttavia, la sensazione che la minaccia sia già qui fa attivare il nostro corpo con l’idea che i nostri muscoli dovranno muoversi, o almeno questo è quello che la nostra risposta allo stress mette in atto. Quindi abbiamo bisogno di energia e che questa sia disponibile nel modo più veloce possibile, quindi non funge da riferimento quella immagazzinata, bensì quella che ci possiamo procurare nell’immediato e che rifornisce subito i muscoli: parliamo del glucosio e delle forme semplici di proteine e grassi. Sarà per questo che siamo diventati tutti cuochi provetti e siamo andati ad assaltare i supermercati?
  • Abbiamo dato credito a fake news. Durante un’emergenza è la nostra amigdala a prendere il sopravvento, come conseguenza si attiva uno stato di iper-prudenza da parte del nostro cervello che tende a cadere in errore e a considerare credibili anche notizie verosimili e un po’ improbabili. Spesso ciò che si fa durante un forte stress è andare a cercare il maggior numero di informazioni accurate possibili e soprattutto andiamo alla ricerca di quelle informazioni che ci sembrano prevedibili. Tuttavia, tutte queste informazioni, se giungono troppo presto o troppo tardi non sono più utili, anzi diventano stressanti esse stesse.

Alla luce di queste considerazioni, possiamo sottolineare come, i vissuti che questa particolare emergenza ha acceso sono stati come detto all’inizio una messa alla prova per la resilienza di ognuno di noi. Ma va detto anche che nonostante si siano esperiti per la maggior parte delle persone dei momenti di forte stress, preoccupazione e paura, altre persone hanno potuto avere delle esperienze, invece, non del tutto negative.

Un vissuto positivo in questa situazione, per quanto possa suonare dissonante, è stato possibile in coloro che hanno potuto trovare un modo per rendersi conto della propria resilienza e delle strategie che hanno permesso loro di affrontare la situazione e poter dare anche un contributo alla comunità, donando a queste persone, quindi, un senso di efficacia che ha permesso loro di rispondere proattivamente a questa situazione.

Le considerazioni che ad oggi, in una fase successiva a quella dell’emergenza iniziale, possiamo fare sono innanzitutto quelle di avere cura e attenzione per i propri pensieri e per le proprie emozioni. Può essere fondamentale per chi ha sperimentato forti vissuti di sofferenza psicologica in questo periodo o per chi teme di svilupparli, potersi affidare ad un percorso di sostegno psicologico che è una delle raccomandazioni degli Ordini degli Psicologi, così come degli altri enti della salute. È necessario mirare ad un supporto che permetta di eliminare i fattori di mantenimento della sofferenza psicologica e di lavorare sui pensieri e sui comportamenti che sono alla base del vissuto di minaccia e sofferenza percepiti.

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